Ansa – 365 navi demolite in Asia nel 2012, fenomeno in aumento

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5 February 2013 – Shipbreaking Platform, serve volontà politica paesi Ue

Nel 2012 le navi cariche di sostanze tossiche inviate dagli armatori europei sulle coste di India, Pakistan e Bangladesh per essere demolite o rottamate ha raggiunto il numero record di 365 unità, in aumento del 75 per cento rispetto all’anno precedente. E’ quando denuncia l’Ong Shipbreaking Platform (organizzazione internazionale con sede a Bruxelles), in un comunicato firmato dal direttore esecutivo Patrizia Heidegger.

Gli armatori, sottolinea l’organizzazione, incuranti della pericolosità ambientale, preferiscono affidarsi a cantieri meno affidabili rispetto a quelli europei, ma con tariffe molto più economiche. I più attivi in questa pratica sono stati gli armatori greci, con 167 imbarcazioni. A seguire, con un certo distacco, i tedeschi (con 48 navi), gli inglesi (con 30) e i norvegesi (con 23). In ogni caso, a eccezione di Olanda e Norvegia, gli armatori di tutti i paesi europei hanno aumentato nel 2012 il numero di navi dismesse esportate in Asia; gli italiani lo hanno triplicato, raggiungendo la cifra di 27.

I controlli UE impediscono lo smaltimento in impianti non conformi, ma questa normativa è aggirata facilmente grazie al fenomeno delle “bandiere di comodo”: soltanto 83 navi, delle 365 totali, infatti battevano bandiera europea.

Per poter superare questo problema la ONG Shipbreaking Platform sta attualmente lavorando con il Parlamento europeo al fine di introdurre un meccanismo finanziario che aiuti gli armatori a internalizzare i costi di smaltimento dei materiali pericolosi. Per rendere ciò funzionale la ONG propone che tale meccanismo, una volta approvato, si applichi a tutte le navi che fanno scalo nei porti europei, senza distinzione di bandiera. Oltre allo sforzo di associazioni e organizzazioni internazionali, secondo la Ong Shipbreaking Platform, è necessaria anche la volontà politica dei paesi membri.